
Siberia - Penisola dei Ciukci
JURIJ RYTCHEU: UN POETA AI CONFINI DEL MONDO
di Oreste Paliotti
![]() ![]() ![]() Se potessi, gli chiederei cosa si prova a sentirsi voce di una cultura a rischio e di una nazione dimenticata, che conta oggi appena 12 mila anime. Ma siccome è estremamente improbabile che nella mia vita possa incontrare Rytcheu, l’unico scrittore dei ciukci – un popolo che vive al margine estremo della Siberia, diviso dall’Alaska dallo Stretto di Bering – devo ricorrere all’immaginazione. Si sentirà un po’ come Ulisse, che affrontando sofferenze d’ogni sorta cercò di ricondurre nella sua isola agognata se stesso e i compagni di mille peripezie? O come Mosè, che dopo aver consegnato al suo popolo leggi per la vita non si diede pace finché non lo portò in salvo, al limitare della terra promessa? Sì, perché se non fosse per questo figlio dell’estremo nord, che attraverso la forma popolare della narrazione sta tramandando vita, usi, costumi e leggende della sua terra, questo tesoro non sarebbe giunto fino a noi. Tutt’al più qualche antropologo o etnologo ne avrebbe dato resoconto scientifico: qualcosa, insomma, di riservato a pochi. Scarse sono le notizie su questo autore, così estraneo alla nostra cultura ma proprio perciò di estremo interesse. Si sa che, figlio di un cacciatore, è nato a Uelen, un piccolo villaggio nella Penisola dei Ciukci, proprio nell’anno in cui la lingua di questo popolo ha ricevuto per la prima volta uno standard scritto: il 1930. E che si divide tra la propria terra d’origine e periodici soggiorni a San Pietroburgo. Tradotto in diversi paesi, Rytcheu è pubblicato in Italia da Tranchida. Sono due, finora, i romanzi apparsi presso l’editore milanese: Un sogno ai confini del mondo, che nel 1983 ha meritato il premio Grinzane Cavour, e Quando le balene se ne vanno. |
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